Linamaria Ugolini
Catania
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Lina Maria Ugolini (Catania, 1963) figlia d’arte, unisce all’attività di scrittrice, poetessa e contafiabe, quella di musicologa. Vive tra la Sicilia e il Gargano. Ha scritto vari saggi di carattere creativo per la LIM e per Musica/Realtà privilegiando il rapporto tra testo e musica nel...

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I MIEI POST

Nota per lo spettacolo Ziq è sulla spiaggia regia di Vittorio Bonaccorso

«Se avessi un filo il mio cappello sarebbe un aquilone, perché una cosa può diventare un’altra cosa se si guarda con gli occhiali d’argento...»

 

Ziq è sulla spiaggia. È questa l’unica certezza consegnata alla scena. È un ragazzo siriano che porta ombrelli da pioggia sotto il sole, cerca di venderli alla gente nella vacanza di un’ estate italiana. Aziq parla da solo, parla con Ziq... per farsi compagnia. Si muove in uno spazio segnato da incontri all’apparenza voluti dal caso, evocati con parole che formano immagini: l’uomo con la torre di cappelli, il venditore di cocco, il vecchio cieco con le piume di pavone, il gigante dei tappeti.

Ziq parla con ciascuno di loro, seguendo con i propri ombrelli una partitura di gesti correlati al senso della solitudine e al bisogno di amicizia.  Ritorna a volte con la mente al passato, a schegge di una vita trascorsa ad Hama, in Siria, la città delle norie, le grandi ruote idrauliche che girando raccolgono l’acqua del fiume Oronte per portarla nelle case e abbeverare la terra. Un passato felice e di pace trascorso tra i campi, quando aveva ancora una famiglia, una madre e un padre speciale: Isar, il Grande Inventore. Le sue parole si ripetono ancora sulle labbra di Ziq, nel monito costante di una carezza: «osserva figlio mio, osserva in libertà per conoscere il mondo che potrai inventare.»

È una voce che risuona con il riverbero di un eco, ricorda al figlio la capacità straordinaria dell’immaginare, del trasformare le cose più comuni per trovare con esse un modo d’affrontare le ferite della vita.

C’è la guerra nel destino di Aziq, la morte, la separazione dai propri affetti, l’abuso ricevuto dall’uomo con i denti larghi, la fuga in treno per raggiungere il porto di Tartus e il mare in cerca di un barcone.

 

Tutto sulla scena ruota attorno a Ziq e ai suoi ombrelli per dare forma al cerchio, segno distintivo di questo dramma sul quale la Regia orchestra il gioco proteiforme di tre attori sospeso da pause affidate alla poesia e alla musica:

 

 

Girano le ruote

come girano gli ombrelli

se qualcuno li fa girare.

Girano tutte le cose rotonde:

inventano cerchi nell’aria

anelli di un circo fantastico

senza inizio nè fine.

 

 

Le parole di Aziq schiudono il confine tra il vero e il possibile, restano in equilibro sopra il filo del Funambolo, deux ex machina di questa tragedia vestita di fiaba. La spiaggia di Ziq assurge a simbolo universale di salvezza. È la terra ferma ma soprattutto il miraggio agognato da ogni esule che prende il mare.

 

Lina Maria Ugolini

 

 

 

Nota sulla scrittura di Fuad che toccava le ali alle farfalle

 

 

Ho scritto questo monologo che precede la scrittura del romanzo Fuad delle farfalle, edito da Splen edizioni, per lavorare, ricorrendo al rilievo gestuale della parola scenica, sul personaggio di una ragazza egiziana in cerca della madre creduta morta, colpevole nell’innocenza di un attentato organizzato dal padre e dai cugini complici degli estremisti islamici. Ciò che caratterizza Fuad e ne alimenta il dramma, è il candore, il tocco lieve delle sue dita abili a catturare le farfalle senza sciupare loro le ali, in contrasto con la crudeltà e la pesantezza di un presente di orrori. La scrittura, ricorrendo alla poesia, assume il segno tangibile di una metafora che giova a svelare il senso più profondo e impalpabile della femminilità. Ogni farfalla nasce da una metamorfosi segreta come il cambiamento che conduce ogni bambina a scoprirsi donna. Nella società araba ciò comporta l’accettazione di una condizione di sudditanza nei confronti del potere maschile, ciò che invece Fuad proclama è il bisogno di poter vivere lo slancio più vero della libertà, godere in un privato incanto della fragranza emanata dai gelsomini.

Basilare in questo testo, come in ogni pagina per il teatro, è la conduzione dello spazio, dilatato dalla coralità di una lingua poetica che si fa voce nel vento, la voce di una madre che cerca la propria figlia, la voce di una figlia che insegue in quel vento le sue misteriose farfalle, uno spazio che alla fine di un percorso di narrazione ed evocazione di un passato che brucia ancora, si dissolve nell’erranza di Fuad nel deserto, spazio vuoto e nell’immaginario colmo di tutto, luogo dell’interiorità e dell’incerto che  conduce questa creatura delicatissima a trovare la certezza di un riscatto.

 

Lina Maria Ugolini

La drammaturgia
nel comporre parametrico

alcune brevi riflessioni di
Lina Maria Ugolini

Considero la scrittura drammaturgica come un problema da risolvere attraverso la scena, la scelta antica di trovare un tema d’indagine profondamente umano, idoneo a innescare le dinamiche di un conflitto interiore da esternare attraverso la parola in azione. Tale problema comporta l’applicazione pratica delle operazioni necessarie alla risoluzione di quest’ultimo, operazioni da organizzare attraverso l’esercizio del comporre ovvero programmare prima di tutto un ordine da proporre alla materia scenica e di conseguenza al linguaggio, alle idee, ai caratteri dei personaggi.

Già Aristotele aveva considerato la necessità di un controllo propedeutico allo sviluppo dei fatti della tragedia e commedia classica. Il manuale dell’Arte Poetica rappresenta, oltre ogni tempo, un lavoro fondamentale per comprendere a fondo la scrittura del teatro in quanto arte di un creare organizzato, questione quanto mai basilare nella drammaturgia contemporanea tutt’oggi sensibile a sollecitazioni che tendono ad utilizzare le schegge di una forma più volte disgregata dallo sperimentalismo del Novecento. Quel secolo è passato, esaurendo molte possibilità alternative d’espressione. Nella nostra epoca dunque occorre ripensare a un utilizzo dell’impianto formale senza perdere di vista la consapevolezza della manipolazione di una materia che può rappresentare solidamente il senso dell’uomo nel mondo, nel riso come nel pianto.

La pratica di un ordine parametrico risulterà nella selezione, tra più parametri, di quel parametro che possa configurare chiaramente la composizione del dramma.

Il significato geometrico del termine accoglie sia un principio regolatore sia un criterio di variabilità. Qualche breve esempio. In geometria il parametro che consente di definire un cerchio è il raggio: al variare di questo, varia la dimensione della circonferenza. Diverso è il caso di un cono poiché non parleremo più di un parametro ma di due: oltre alla lunghezza del raggio di base, occorrerà stabilirne un altro per l’altezza. Ribadiamo il concetto in rapporto alla scrittura. La preferenza di questo parametro [ed è ciò che più ci affascina] racchiude la possibilità caratterizzante d’ogni atto creativo: l’intervento arbitrario del soggetto sull’oggetto (opera) da definire. L’impiego di uno o più parametri spiegherà allora ciò che d’ora in poi chiameremo la figura geometrica del dramma.

Per dimostrare quanto detto consideriamo due problemi, uno serio, l’altro comico:

a) Titolo: Il lavaggio è automatico.
Problema: Una lavatrice programmata da un gestore in attesa di clienti.
Domanda: Cosa significa lavare un indumento che appartiene profondamente a noi stessi? Soluzione (da verificare). Dentro la lavatrice tutto gira e si contamina, nel ciclo di un lavaggio comune che per cause inevitabili si altera e ci trasforma. Esseri umani e indumenti. Per morire, per esistere e provare sempre a vivere.
Personaggi: gestore, una ragazza, un fratello e sua sorella, proprietario b&b.

Osserviamo

Figura geometrica del dramma

Parametro: lavatrice

Altri parametri: indumenti da lavare

Chiarire questo schema è semplice. Ciò che resta inalterato nell’impianto della pièce è il parametro del ciclo di lavaggio caricato dal gestore della lavanderia. Variabili sono invece i capi da lavare, pensati per rappresentare il dramma dai personaggi. La ragazza racconta di sé, del proprio amore tradito, attraverso il contatto con alcune sottovesti. Il fratello e sua sorella si confessano davanti al pigiama del padre morto. Il proprietario del b&b esprime la propria grettezza portando le lenzuola in cui è deceduto un cinese. Il criterio di composizione è ultimato dalle battute disposte secondo un preciso e ulteriore parametro: quello del ritmo introdotto nel ritorno ordinato e organizzato di frasi contrastive a quelle dei personaggi, recitate dal gestore che legge un giornale. L’effetto crea all’occorrenza la presenza di un impianto vocale polifonico che concorre ad articolare la conduzione temporale del dramma: un presente letto sul giornale, un passato prossimo o remoto evocato dai personaggi.

Il comporre parametrico di questa drammaturgia consente di lavorare su più variabili. Basterà pensare a nuovi capi da lavare per abbinarli ad altri ruoli e generare così ulteriori soluzioni da verificare attraverso la scena. Altra operazione consentita in virtù della mobilità dei parametri, potrebbe essere quella di considerare variabile il

parametro fisso della lavatrice e fisse le variabili, vale a dire mantenere uguali vestiti inserendoli in cicli differenti di lavaggi che si mostreranno scenicamente efficaci quanto maggiore la presenza di contrasto: essere-corpo/ apparire-vestito, realtà/sogno, immagine/coscienza, maschera/identità etc.

Passiamo al comico.

b) Titolo: In un mare di vento.
Problema. Tre isole in mezzo a un mare senza vento e pieno di squali. Su ciascuna tre naufraghi: due uomini nelle isole vicine e una donna in quella lontana. Tra le isole solo la barca di Gianni Vento.
Domanda: Riusciranno i due naufraghi a raggiungere l’isola dei loro sogni?
Soluzione: Sarà l’abile Gianni Vento a gabbare i due amici.
Personaggi. Gianni Vento, tipo girevole: fa bandiere. Mario, tipo poetico: fa il naufrago. Michele,
tipo filosofico: fa l’altro naufrago. Una donna: fa la donna

Figura geometrica del dramma

Parametro di costruzione: spostamenti “cartesiani” di Gianni Vento.

La dialettica comica, l’ingranaggio compositivo delle pièce, è affidata ai seguenti movimenti di Gianni Vento impegnato a traghettare Mario e Michele nonché a piantare le proprie bandiere sulle isole:

1) Barca G.V. → isola di Michele.
2) Barca G.V. → isola di Mario.
3) Barca G.V. → isola di Michele.
4) Barca G.V. → isola di Mario per portare Michele.
5) Barca G.V. → isola di Mario per prendere Michele.
6) Barca G.V. → isola di Michele con Michele.
7) Barca G.V. → isola di Mario.
8) Sparizione della barca di G.V.
9) Barca G.V. → conquista l’isola della donna.

Al ritmo suggerito dagli spostamenti della barca, la composizione offre le robbe indispensabili all’azione e al gioco linguistico dei tempi comici: due valige, un cannocchiale, un albero di cocco, un albero di banane, un ventilatore, bandiere, un piccione ex machina…

In virtù del comporre parametrico, anche tale modello di base può essere utilizzato per produrre delle variabili. Una drammaturgia comica richiede maggiore esattezza e precisione rispetto a un testo serio. Senza sconvolgere l’efficacia di tale meccanismo, la soluzione alternativa più immediata potrebbe riguardare la scelta della parti. Sostituire ad esempio i tre tipi maschili con tre donne in modo che l’ambito boccone da conquistare diverrà un aitante maschio. L’alchimia comica del desiderio e delle allusioni sessuali ha sicuramente proprietà biunivoche. L’azione dunque potrà procedere con efficacia nel medesimo spazio. L’importante, lo ribadiamo, resta il parametro del percorso marino, produttore di ritmo e gags.

Considerazioni tratteggiate a margine e dalle quali ripartire…

Il teatro da sempre è specchio, espressione e produzione della società. La difficoltà più grande per un drammaturgo contemporaneo consiste nel saper comprendere i meccanismi più idonei a mostrare una realtà avviata a inseguire nel virtuale continue conferme di senso e identità labili a trattenersi. Più che di parametri allora servirebbe individuare un modellod’offerta drammaturgica funzionale a comprendere le logiche e i bisogni di domande generate da una società satura e complessa. Il modello è un insiemeformato da parametri e variabili (nonché modelli più semplici). Trovare un modo per organizzarlo [mi riprometto di studiare e tornare ancora sulla questione] potrebbe concorrere a capire meglio il senso e il ruolo dell’essere umano nel XXI secolo. Finché però noi autori saremo in grado di produrre forme congegneremo contenitori e contenuti da offrire a un’arte tangibile alla dimensione dell’uomo, figura viva di uno spazio concreto.

LE MIE OPERE
Ziq è sulla spiaggia
ripresa stagione 2018-2019 di Fuad che toccava le ali alle farfalle
Dalla parte delle cicogne
Bennè porta bene
Ballate d'amore e di gelosia
Fuad che toccava le ali alle farfalle
Sette barchette rosse
Aria Serenissima monologo per il Filosofo di Campagna
Il Teatro di Lise La Lumac
Lu pupu smuzzicatu
Il teatro in scatola da scena
Nel sorriso e nell'incanto del Flauto Magico per voce recitante, canto e orchestra
Il baule magico di Dodò
Capitan Domitilla e l'Albero dei Sogni
Apollon et la musique
è tutta un'altra musica
la ferrovia
Lucistella racconta di Peter Pan
Oleandra porta due cuori
Lo zolfo spento

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